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May 28

LA VERITA' comincia a filtrare

Jacopo Fo cita un articolo dell'ultimo Venerdì di Repubblica: ben 435 ricerche scientifiche provano un forte aumento di tumori e nascite malformi in prossimità degli inceneritori.

"Mi diverto.
E’ ormai chiaro che dentro i giornali italiani si combatte una battaglia durissima tra i direttori e un pugno di giornalisti che si rifiutano di tacere sempre e comunque.
Così abbiamo delle piccole soddisfazioni: alcune notizie bomba finalmente vengono pubblicate. Non le vedete in prima pagina, non hanno titoli a 9 colonne, non sono correlate da interviste e commenti. Però le notizie escono.
Ad esempio vengono pubblicate sul numero 1052 del Venerdì di Repubblica (16 maggio) a pagina 90 (coincidenza o magia alchemica il fatto che la paura nella Smorfia napoletana corrisponde al numero novanta?).
Ecco l’articoletto, secco secco. Un grande pezzo di sintesi giornalistica, probabilmente contrattato parola per parola in riunioni infuocate dei caporedattori, oppure sfuggito per errore alla penna rossa dei censori… Questo articolo credo che alla fine sia uscito perchè protetto dalla Divina Provvidenza in persona, è comunque stato stampato, nero su bianco, e ci dice che 435 (QUATTROCENTO TRENTACINQUE) ricerche scientifiche internazionali provano un aumento di tumori e nascite malformi spaventoso in prossimità dei termovalorizzatori.
Senza commento. Senza due righe di scuse verso il povero Beppe Grillo accusato con ogni tipo di cattiveria dalle colonne dello stesso giornale per essersi permesso di dire esattamente la stessa cosa: gli inceneritori puoi anche chiamarli termovalorizzatori ma ti ammazzano comunque.
Una nota stilistica che permette di capire appieno il meccanismo perverso utilizzato dai media per rendere di scarso interesse notizie di importanza capitale.
Il titolo può essere un modo per indurre le persone a leggere un articolo oppure a non leggerlo.
Se questo articolo fosse stato: “Aveva ragione Grillo gli inceneritori uccidono!” avrebbe destato grande curiosità. Allora lo hanno intitolato in modo tale da tagliargli le gambe: “Emissioni: Una ricerca francese sottolinea il rapporto diossina-cancro
QUANDO LA SALUTE SE NE VA IN FUMO (TOSSICO).
Capisci l’astuzia: non ti dice che le ricerche sono 435, come viene specificato poi nell’articolo. Non si pronuncia la parola proibita INCENERITORE. Si parla di EMISSIONI… Termine vago come la melma.
Questa tattica in effetti funziona. I lettori accorti dicono: “Però alla fine Repubblica le notizie le dà!” E continuano a comprarla. Mentre il 95 per cento dei lettori, un po’ meno attenti, non si accorge di quella notizia così imbarazzante.
Prova ne è che sono passati 5 giorni dall’uscita del Venerdì e se cerchi sul web: “diossina istituto statale di sorveglianza sanitaria francese”, non trovi niente a proposito di questa colossale notizia!
E non trovi niente neanche se digiti “diossina 435 ricerche PubMed”
Comunque giudica tu: ecco il testo integrale:
“Nelle popolazioni che vivono in prossimità di impianti di incenerimento dei rifiuti è stato riscontrato un aumento dei casi di cancro dal 6 al 20 per cento.
Lo dice una ricerca, resa pubblica dall’istituto statale di sorveglianza sanitaria francese, l’ultima delle 435 ricerche consultabili presso la biblioteca scientifica internazionale PubMed che rilevano danni alla salute causati dai termovalorizzatori per le loro emissioni di diossina, prodotta dalla combustione della plastica insieme ad altri materiali. Questa molecola deve la sua micidiale azione ala capacità di concentrarsi negli organismi viventi e di penetrare nelle cellule. Qui va a “inceppare” uno dei principali meccanismi di controllo del Dna, scatenando le alterazioni dei geni che poi portano il cancro e le malformazioni neonatali.”
(Il pezzo non è firmato ma sta all’interno di una specie di box dentro un articolo di Arnaldo D’Amico.)
Spero ci si renda conto dell’importanza dell’ufficializzazione di una simile notizia: e ti invito quindi a farla girare e ripubblicarla sul tuo sito. Se riusciamo a far sapere a molti italiani come funziona questo giochetto dell’informazione ridimensionata (non censurata, non libera, omogenizzata) potremmo creare qualche altro problema ai signori dei giornali. Loro ormai lo sanno che chi legge i quotidiani poi va su internet…
FACCIAMOLI PIANGERE!
CITIAMOLI A MARTELLO OGNI VOLTA CHE PER SBAGLIO DICONO LA VERITA’.
Usare la forza dell’avversario per farlo cadere".

 Jacopo Fo

May 25

Spazzatura/Campania

Dateci prima delle risposte, delle spiegazioni ... così che possiamo capire come sia stato possibile arrivare ad una situazione del genere ... vogliamo capire di chi è stata la colpa ... politici, camorra (che poi sono quasi la stessa cosa oramai) ... e poi con responsabilità ci impegneremo per risolvere il problema, disposti anche a fare dei sacrifici ... ma vi preghiamo : "INFORMATECI ... ABBIAMO IL DIRITTO DI SAPERE!!!"
 
 
Signor Presidente della Repubblica Italiana,
permettetemi, grato, per la benevola accoglienza che un giorno avete fatto, di inviarmi la vostra approvazione per mia la raccolta di testimonianze sul precariato, di dirvi che la Vostra stella, se felice fino ad ora, è minacciata dalla più offensiva ed inqualificabile delle macchie. Ma quale macchia di fango sul Vostro nome, stavo per dire sulla Repubblica che rappresentate, soltanto quell'abominevole affare della Campania!
Per ordine di un Consiglio dei ministri, la gestione criminale dello smaltimento dei rifiuti in Campania degli ultimi venti anni è stata trasformata in un problema di ordine pubblico, ignorando la verità e qualsiasi giustizia. È finita, l’Italia ha sulla guancia questa macchia, la Storia scriverà che sotto la Vostra presidenza non è stato punito questo crimine sociale. E poiché è stato osato, oserò anche io. La verità, la dirò io, la chiederò io, poiché ho promesso di dirla e di cercarla, se la giustizia, regolarmente osservata non la proclamasse interamente. Il mio dovere è di parlare, non voglio essere complice. Le mie notti sarebbero abitate dallo spirito delle persone innocenti che espiano colpe non loro. Ed è a Voi signor Presidente, che io griderò questa verità.
Per prima cosa, la verità sulle discariche dei rifiuti industriali delle aziende del nord Italia sepolte in discariche abusive dalla Camorra. La verità sull’aumento dei tumori nel triangolo della morte di Nola, Acerra e Marigliano. La verità sulle sostanze radioattive, sui rifiuti cancerogeni scaricati alla luce del sole, in modo incessante, con i camion, dove le autorità non potevano non sapere. Emma Marcegaglia stanzi un fondo della Confindustria per la bonifica a carico delle aziende che hanno inquinato la Campania, se così non fosse, sia lo Stato a ricercare i responsabili, a liquidare le loro aziende e destinare i proventi a un Commissariato sotto la Sua autorità.
Per seconda cosa, la verità sulle connivenze tra la Camorra e le istituzioni in Campania, sulla gestione dei politici che hanno devastato la Sua regione in questi anni, sulle assunzioni clientelari, sulle coperture di partito bipartisan, sulla mancata destituzione del Presidente della Regione Antonio Bassolino, sotto processo per il ruolo di commissario per l’emergenza rifiuti insieme a Pier Giorgio Romiti, ex amministratore delegato della Impregilo e ad altri nomi eccellenti. La verità sulla mancata destituzione di Rosa Russo Jervolino, sindaco di Napoli, alla quale si può imputare, senza ombra di dubbio, una totale incapacità come amministratrice per l’emergenza rifiuti. La verità sulla mancata ricerca dei responsabili delle decine di società di smaltimento dei rifiuti, così vicini ai politici e per questo inamovibili. La verità sulla loro mancata sostituzione di fronte all’evidenza del disastro annunciato.
Per terza cosa, la verità sui fondi europei, sui miliardi di euro destinati alla Campania in questi molti anni. La verità sul loro ammontare, sulla loro destinazione, sul loro utilizzo, su chi li ha gestiti, sui depuratori non funzionanti e, forse, neppure avviati, sulle bonifiche dei siti inquinati mai portate a termine, sulle strutture inesistenti per la raccolta differenziata, sugli impianti per il riciclo di carta, vetro, plastica che dovrebbero esserci, ma non ci sono.
Solo dopo l’accertamento di queste verità, si potrà procedere a porre sotto segreto di Stato le discariche, a militarizzare la Campania, a inviare la Polizia contro i cittadini, anche a manganellarli, se necessario. Solo dopo l’accertamento di queste verità si potrà pretendere dai campani un comportamento rigoroso, ispirato alla correttezza civile senza alcuno sconto verso le Istituzioni e verso la propria coscienza. Solo dopo l’accertamento di queste verità, caro Presidente, solo dopo la cacciata dei primi responsabili politici dello sfascio, si potranno chiedere sacrifici ai cittadini, prima si devono porgere loro le scuse dello Stato che non ha saputo proteggerli e che oggi li criminalizza.
Quanto alla gente che accuso, non ho contro di loro né rancore né odio. Sono per me solo entità, spiriti di malcostume sociale. E l'atto che io compio non è che un mezzo per accelerare l'esplosione della verità e della giustizia. Ho soltanto una passione, quella della luce, in nome dell'umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto alla felicità. La mia protesta infiammata non è che il grido della mia anima.
Vogliate gradire, signor Presidente, l'assicurazione del mio profondo rispetto.”
 
Beppe Grillo

DELIRIO

 
 
"Delirio. Il ponte sullo stretto di Messina. Delirio. Le centrali nucleari. Delirio. L’esercito in Campania. Delirio. I nuovi inceneritori. Delirio. I condannati in Parlamento. Delirio. Il 95% dei reati impuniti grazie alle leggi ad personam. Delirio. Testa d’Asfalto presidente del Consiglio grazie alle concessioni televisive di Craxi. Delirio. La legge elettorale porcata. Delirio. Le elezioni politiche incostituzionali. Delirio. La volontà popolare ignorata con la cancellazione dei referendum sulla legge elettorale, sul finanziamento pubblico ai partiti e sul NO al nucleare. Delirio. L’Italia senza libera informazione, tra il Botswana e l’Iraq. Delirio. Campania, Calabria e Sicilia in mano alle mafie. Delirio. I roghi contro i campi Rom. Delirio. Bassolino e Iervolino non si dimettono. Delirio. Topo Gigio non li licenzia. Delirio. Ignorata la sentenza della Corte di Giustizia Europea contro la legge Gasparri. Delirio. Rete 4 ci costa 350.000 euro di multa ogni giorno dal primo gennaio 2006. Delirio. Amanti, segretarie, avvocati di fiducia, portavoce e tirapiedi sono senatori e deputati. Delirio. E’ assente solo il cavallo di Caligola. Delirio. L’allargamento delle basi americane in Italia. Delirio. Andreotti prescritto per mafia e senatore a vita. Delirio. I miliardi di euro della Comunità Europea scomparsi per magia in Campania. Delirio. La moratoria per gli ingressi dalla Romania applicata in quasi tutta Europa dal primo gennaio 2007, ma non in Italia. Delirio. 22.000 imprese italiane in Romania con i finanziamenti della Comunità Europea (le nostre tasse) e la disoccupazione in Italia. Delirio. Il prezzo del petrolio sale, le bollette e la benzina aumentano, ma ENEL e ENI fanno più utili. Delirio. Geronzi, plurinquisito, capo di Mediobanca. Delirio. Scaroni, condannato, capo dell’ENI. Delirio. Sei milioni di precari. Delirio. Lo sviluppo più basso e i costi dello Stato più alti d’Europa. Delirio. 350.000 firme per un Parlamento Pulito abbandonate nella cantina del Senato. Delirio. 1.636 miliardi di euro di debito pubblico e 70 miliardi di interesse ogni anno, pari a tre finanziarie. Delirio. Emma Marcegaglia esperta di energia nucleare e Rubbia in Spagna. Delirio.
Il Paese è entrato in un nuovo stato: il delirio. “Uno stato di alterazione e confusione mentale, con agitazione motoria e allucinazioni, dovuto a accessi febbrili acuti e malattie mentali” (Il Nuovo Zingarelli).
L’Italia ha avuto la febbre per troppo tempo, adesso è seguito il delirio. Delirio vuol dire uscire dal solco. Noi abbiamo deragliato. La nave è in mano al cuoco di bordo e il capitano è profondamente addormentato sotto coperta. In democrazia il capitano è la volontà popolare.
Le fragoline di bosco vanno raccolte. Ripeto: le fragoline di bosco vanno raccolte."
 
Beppe Grillo
May 22

Se il buongiorno di vede dal mattino ...

Exploit iniziale del nostro governo, se il buongiorno si vede dal mattino ... non ci resta che incrociare le dita, o meglio ancora pregare ... che Dio ce la mandi buona!
 
"Non per disturbare il dialogo tra maggioranza e opposizione, meritato premio a questo meraviglioso governo e al suo premier, noto statista. Ma forse, parlando con pardòn e chiedendo scusa alle signore, specie a quelle di nome Anna, va segnalato che lo splendido governo in questione, prim’ancora di cominciare, è già riuscito ad aprire una mezza dozzina di crisi diplomatiche. Ricapitolando, sulla scorta dell’ottimo articolo di Umberto de Giovannangeli. Il Libano ci guarda in cagnesco perché l’ottimo Antonio Martino propone di ritirare la missione Unifil e lo Statista di Milanello annuncia nuove regole d’ingaggio, poi smentito dal  neoministro La Rissa (ops ... La Russa).Il quale però apre subito un nuovo fronte in Afghanistan, annunciando una bella «missione dl guerra». Poi c’è la Libia, che non dimentica la decina di morti a Bengasi a causa della brillante t-shirt di Calderoli, il quale, puntualmente promosso ministro, si scusa. Ma poi provvede Bossi a riaprire il fuoco (Gli immigrati? Sono i libici che li mandano. La lingua di Gheddafi è sempre stata lunga»). La Romania è allarmatissima per i raid e le ronde nei campi rom, nonché per gli annunci di espulsioni di massa. Frattini, esauriti gli estintori, corre ai ripari. Ma intanto gli scappa la Spagna, che accusa l’Italia di xenofobia. Maroni ci mette una pezza,ma riecco Bossi col fuciletto a tappo: «Sono gli spagnoli che sparano sugl’ immigrati». Una ministra spagnola, memore della sparata del Cainano sulle «troppe donne nel governo Zapatero», sostiene che gli servirebbe un bravo psichiatra, mentre altri suoi colleghi insistono sul clima razzista in Italia. Apriti cielo:ambasciatori convocati, tensione diplomatica, Frattini intima Zapatero di «richiamare all’ordine i suoi ministri». Si risente persino Piercasinando: gli spagnoli si facciano i fatti loro. E nel 2003 i suoi alleati di An e Il Foglio diedero il benvenuto al neopremier Zapatero dicendo che con lui aveva vinto Al Qaeda. A questo punto, per non restare solo, anche Frattini dà fuoco alle polveri; rivedere il trattato di Schengen sulla libera circolazione in Europa. La Commissione europea manda a dire che se lo può scordare. Ma lo spensierato ministro degli Esteri, noto moderato, ha già pronta una nuova dichiarazione di guerra, e non, per dire, alle Isole Andamane o alla Lapponia, due nemici che sarebbero persino alla nostra portata. No, Frattini attacca l’Iran. Da solo. Così, pacatamente, en passant. Restiamo nella sgomenta attesa del prossimo obiettivo; esauriti in una settimana tutti i paesi più a tiro, temiamo che ora tocchi alla Cina, già più volte massaggiata da Tremonti e Bossi con terribili minacce di dazi doganali (un miliardo e mezzo di cinesi sta ancora tremando) e sistemata dal Cainano, che nel 2006 rivelò come i cinesi fossero specializzati nel bollire bambini neonati per farne concimi per i campi. Ora, per carità, non ci sogneremmo mai di turbare il bucolico clima di dialogo tra governo e opposizione (si fa per dire). Ma vorremmo sommessamente e pacatamente invitare il nostro meraviglioso governo a darsi una calmata: avete cinque anni davanti, non potete sparare tutte le cartucce in una settimana. Per la dichiarazione di guerra alla Cina aspettate qualche giorno, se no poi fino al 2013 ci si annoia. Oltretutto, son passati solo due anni dagli ultimi successi internazionali del Cainano e, almeno all’estero, non sono ancora dimenticati. In Danimarca è sempre vivo il ricordo di quando il Cavaliere di Hardcore offrì la sua signora al premier Rasmussen, «molto più bello di Cacciari». In Turchia non si scordano i suoi tentativi, alle nozze del figlio del presidente Erdogan, di dare una toccatina alla sposa tutta fasciata di veli e, per il rito islamico, assolutamente inavvicinabile. In Finlandia la presidente Tarja Halonen non può scordare quando il Latin Lover brianzolo svelò di averle «fatto la corte, riesumando le mie doti di playboy», perché lei cedesse all’Italia l’Agenzia alimentare europea; poi tentò di rimediare, raddoppiando la gaffe: «lo corteggiare una così? Ma l’avete vista bene?». Ci resta, per ora, l’amico Putin. A meno che gli sovvenga quel che accadde in una fabbrica Merloni vicino a Mosca, dove l’amico Silvio tentò di baciare un’operala, che fuggì terrorizzata. Ma pacatamente. E sempre dialogando. "
 
di Marco Travaglio

PASSAPAROLA - Rubrica settimanale di Marco Travaglio

Lunedì 19 Maggio ore 14.00 Marco Travaglio ha inaugurato la rubrica "passaparola", il suo appuntamento settimanale col blog di Beppe Grillo.
Riporto di seguito i passaggi principali del discorso (video) ... per leggere quello completo vai sul blog di Beppe Grillo.

 

Titolo : Ci pisciano addosso e dicono che piove

"Buongiorno a tutti. Iniziamo questo appuntamento settimanale ... Io vorrei sfogliare con voi i giornali della settimana per mostrare quali sono i problemi che affliggono l'informazione dei quali tutti noi siamo molto preoccupati. Parto da un caso che mi ha coinvolto ma che, in realtà, non è il mio caso: si chiama "caso Schifani" anche se molti l'hanno chiamato "caso Travaglio". Dieci giorni fa sono stato da Fabio Fazio a raccontare alcune cose già presenti in alcuni libri mai querelati e in alcuni articoli querelati da Schifani che però ha perso la causa perché un giudice ha stabilito che tutto quello che aveva scritto di lui l'Espresso era sostanzialmente vero, non c'era alcuna diffamazione. Quella sera, come già mi era capitato sette anni fa quando ero andato a presentare un altro libro nelle stesse identiche condizioni da Daniele Luttazzi, è intervenuta la prima gallina che fa l'uovo, sempre in questi casi, cioè l'allora ministro e ora capogruppo del Popolo della Libertà provvisoria Maurizio Gasparri il quale ha dichiarato che ci sarebbero state delle conseguenze politiche. Per un attimo mi sono domandato "fanno dimettere Schifani?", in realtà volevano far dimettere me da non so cosa e far cacciare tutti i capi possibili e immaginabili della Rai come se io avessi chiesto il permesso o addirittura avessi ricevuto ordini dai capi della Rai, figuriamoci, per dire quelle cose. Mi ha molto colpito il fatto che tra i più solerti a intervenire contro il fatto che avessi raccontato una cosa vera, documentata e già nota, c'è stato il direttore di Rai3 Paolo Ruffini, già noto per aver collaborato alla chiusura del programma di Sabina Guzzanti "Raiot" - anche lì perchè si dicevano troppe cose vere tutte insieme. Ha dichiarato che ho "gratuitamente offeso la seconda carica dello Stato". Effettivamente era gratis, perché nessuno mi ha pagato per farlo. In realtà, Ruffini ha un conflitto di interessi quando parla di Schifani. Forse nessuno, o pochi, lo sanno ma Paolo Ruffini non è [solo] omonimo dell'ex ministro democristiano e dell'ex Cardinale di una certa Palermo anni Settanta: è il figlio del ministro e il nipote del Cardinale. Ma di più: la mamma del direttore di Rai3 Ruffini è la sorella dell'On. La Loggia che non è omonimo dell'attuale parlamentare di Forza Italia (che era socio di Schifani e di Nino Mandalà, poi condannato per mafia, nella famosa società Siculabroker tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta): è proprio lui! Praticamente, Ruffini è il nipote di La Loggia. Quindi, le storie della Siculabroker gli basterebbe fare un giro di opinioni in famiglia per conoscerle... E quando afferma che io non posso raccontarle in televisione... diciamo che sta dicendo che non dovrei rinvangare certe storie di famiglia. Della sua famiglia. Si chiama conflitto di interessi Nessuno ha chiesto a Schifani conto e ragione di quello che è nei documenti ma, in compenso, hanno cominciato a chiedere conto a me di una serie di cose che peraltro non ho mai fatto. Per esempio, l'ottimo giornalista di "Repubblica" D'Avanzo ha addirittura insinuato in un articolo mellifluo che io mi fossi fatto pagare le vacanze estive del 2002 o del 2003 da un signore che è stato poi condannato per mafia e che io non ho mai visto, né conosciuto, né sentito nominare. Poi, però, ha scritto "chi potrebbe credere a questa cosa?". Forse è il primo caso di un giornalista che nella riga sopra scrive una notizia e in quella sotto "ma nessuno ci crede!". Ma se nessuno ci crede perché la scrivi? Perché non la verifichi? Perché non fai il tuo mestiere? Pazienza, ma questo ha portato a parlare di me e delle mie vacanze invece di parlare delle società e delle consulenze urbanistiche del presidente del Senato. Consulenze urbanistiche che, guarda caso, sono state commissionate a Schifani dal comune di Villabate, uno dei comuni più infiltrati dalla mafia, e proprio da quel Nino Mandalà che proprio quindici-vent'anni prima sedeva nella stessa società di brokeraggio con Schifani e La Loggia. Comune che poi è stato sciolto due volte per mafia, per cui Schifani non ha potuto portare a termine il suo lavoro a proposito del Piano Regolatore che secondo il presidente del Consiglio Comunale di Villabate, Francesco Campanella attualmente in carcere e pentito, Schifani e La Loggia avevano concordato direttamente con il boss... ... andiamo avanti, non voglio parlare troppo di questo caso ma dei giornali, di come titolano i loro articoli e di quello che scrivono nei loro articoli. Naturalmente, la fonte che D'Avanzo indicava, cioè l'avvocato di questo Aiello che avrebbe detto di avermi pagato le vacanze, ha scritto a D'Avanzo una letterina su Repubblica in cui diceva "io non posso essere la sua fonte perché non l'ho mai sentita ne vista". La risposta di D'Avanzo non è stata "chiedo scusa, mi sono sbagliato, era una balla". Non ce n'è uno che si prenda la responsabilità di aver detto questa balla. Nessuno lo sa. ... ma ancora, Il Riformista: "Travaglio si discolpa su Repubblica: 'Ho pagato io quella vacanza'". Il titolo è già interessante: "si discolpa". Ma di che? Io non mi discolpo di niente, non ho fatto niente! Ho raccontato le mie vacanze proprio perché non ho niente da nascondere, mentre a dieci giorni da "Che tempo che fa" l'unico che non ha ancora spiegato è il presidente del Senato. Anche perché spontaneamente non lo farà mai. Ci vorrebbe un giornalista che gli mettesse un microfono sotto il naso e gli facesse la domanda sulla Siculabroker, sul comune di Villabate e sulle sue consulenze. Ma purtroppo non è accaduto. A questo punto che succede? Le nebbie si diradano, si viene a scoprire che anche la storia delle mie vacanze è una balla, nessuno chiede scusa - anzi si scrive "fonti vicine all'inchiesta" - e partono tutte le procedure legali per cercare di tappare la bocca o a chi ha ospitato o a chi ha raccontato questi fatti. Partono le solite authority, i soliti consigli di amministrazioni, le solite commissioni parlamentari di vigilanza. Tutti organismi politici dove ci sono dentro D'Alema, Fassino, Berlusconi, Fini, Mastella, travestiti tramite i loro emissari, che aprono pratiche, minacciano sanzioni, annunciano codici. Addirittura denunciano violazioni che nessuno ha mai commesso perché i codici li conoscono soltanto loro e le regole le conoscono soltanto loro. Io personalmente una regola conosco: verificare se una cosa è vera, accertarmi se sia interessante. Se è vera ed interessante, dirla. L'unica regola che conosco è che non bisogna violare il codice penale. Qualcuno ritiene che l'abbia violato? Lo dimostri in Tribunale. Qualcuno ritiene di avere qualcosa da rispondere? Risponda. Non ho sentito nessuna risposta, solo tante parole al vento. Segnatevi anche questa: contraddittorio. Fabio Fazio è l'intervistatore, io l'intervistato. La cosa accade tutti i sabati e le domeniche sera, si chiama intervista. Prevede che uno faccia le domande e l'altro dia le risposte. In questo caso hanno detto che ci voleva il contraddittorio, una terza persona - non so, la Finocchiaro o Schifani sotto la poltrona - che sbuca fuori per dire di starmi zitto o che sto raccontando balle. Ma questo non è mai avvenuto in nessuna intervista! Tra l'altro al presidente del Senato non mancano i mezzi, basta che faccia un gesto e si ritrova tutte le telecamere ai suoi piedi pronte a riferire qualunque sospiro esca dalla sua bocca. Perfino quando annuncia una lotta solenne e feroce alla mafia, che verrebbe anche meglio se uno non fosse socio dei mafiosi, ma non si può avere tutto dalla vita. La cosa che più mi ha fatto piacere è che questa manovra per screditare chi racconta i fatti non è andata a buon fine: chi riesce a conquistarsi una credibilità col proprio lavoro, con la propria serietà, alla fine ottiene quei famosi riconoscimenti dal basso di cui parlava Enzo Biagi, che sono incompatibili con i riconoscimenti dall'alto. Si deve scegliere: se li vuoi dal basso non li avrai dall'alto, e viceversa. Quindi, svanita la manovra, mi rimangono alcuni messaggi che mi sono appuntato. Uno viene da un mio amico che lavora alla Rai a Londra il quale mi ricordava che, a differenza che nella sua azienda, in Inghilterra quando un giornalista del servizio pubblico, la BBC, viene attaccato succede esattamente il contrario di quanto accade in Italia. Nel 2004 alcuni giornalisti della BBC fecero emergere il dossier Irak, cioè il dossier di bugie organizzate dal governo Blair d'intesa col governo Bush per mentire ai popoli occidentali, raccontare le balle delle armi di distruzione di massa mai trovate e dei rapporti tra Bin Laden e Saddam Hussein che non esistono. Quando andò in onda questo scoop il governo attaccò questi giornalisti. Bene, il presidente e il direttore generale della BBC, servizio pubblico radiotelevisivo pagato con i soldi degli inglesi, anziché prendersela con i giornalisti che li avevano messi in difficoltà con i loro scoop sul governo, si dimisero per difendere i loro cronisti. Da noi avete visto cos'hanno fatto i vertici della Rai, hanno detto che io avevo fatto qualcosa di inqualificabile, evidentemente perché non sono abituati a sentir raccontare la verità mentre quando vedono uno scendiletto che mette il microfono sotto il naso del presidente Schifani per chiedergli come agevolare il dialogo... beh quello gli piace, gli sembra un'intervista vera. Lì non chiedono il contraddittorio e neanche le domande! E' una questione di abitudine. Quando parlano di BBC, se la guardassero almeno un paio di secondi al giorno per capire così un servizio pubblico radiotelevisivo. Altra cosa che mi ha fatto piacere è che molti mi hanno mandato delle citazioni, delle frasi, degli articoli e persino dei detti. Vorrei concludere con un detto catalano che una studentessa di Barcellona in Italia per una borsa di studio mi ha mandato, insieme a uno di Paul Valéry che già conoscevo. Il detto di Paul Valéry è: "c'è un solo modo per vedere realizzati i propri sogni: svegliarsi". C'è un altro detto di Paul Valéry: "se non riesci a demolire il ragionamento, cerca almeno di demolire il ragionatore". La stessa cosa avviene quando non riesci a demolire i fatti, che hanno una loro forza intrinseca, cerca almeno di demolire chi li ha raccontati. Infine, il detto catalano, che questa ragazza mi ha segnalato dicendomi che non le viene in mente niente di più preciso per descrivere la situazione che sta vivendo in Italia, la qual cosa la sgomenta parecchio. E con questa vi lascio: "ci pisciano addosso e ci dicono che sta piovendo". Ciao, a lunedì prossimo."

May 16

La banda dei 4 che ... dicono la verità!

PREFAZIONE : Berlusconi e i suoi scagnozzi , con la complicità della sinistra, hanno già avvisato (minacciato) che senza la "banda dei quattro" (Travaglio, Grillo, Di Pietro e Santoro) il Paese starebbe molto meglio ... io aggiungo (perchè loro lo hanno omesso) nelle loro mani ...
... allora attenzione, vogliono demolire e annientare le uniche quattro voci che si ribellano alla Casta, le uniche quattro voci che dicono la verità  ... ed ecco che l'opera comincia con le calunnie e le invenzioni ...
 
"Mettiamoli a tacere"
PUNTATA 1
 
Palla numero 1 : "La Repubblica" e "Il Corriere della Sera" scrivono un articolo (totalmente inventato e senza alcuna prova) che parla di un mafioso che ha dichiarato di aver pagato le vacanze a Marco Travaglio ...
 
Palla numero 2 : Il condannato Castelli (ex ministro della giustizia che deve allo Stato 90.000 euro) e il condannato Tosi (sindaco di Verona condannato per tangenti e per incitamento all'odio razziale) definiscono, nella scorsa puntata di Annozero, Marco Travaglio condannato ... Marco Travaglio risponde di non essere assolutamente un condannato, in quanto ha semplicemente perso una causa civile per diffamazione contro Previti, poichè aveva dichiarato che quest'ultimo fosse sotto inchiesta quando ancora non lo era, poi lo stesso Previti è stato condannato due volte (in pratica Marco Travaglio ha perso la causa civile per aver detto la verità in anticipo)  e spiega, all'ex Ministro della Giustizia, che non è molto ferrato in materia di giustizia, che chi perde una causa civile non viene definito condannato ma soccombente...
 
COMINCIANO AD ATTACCARE MARCO TRAVAGLIO INVENTANDO BALLE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
May 14

Se pò fà

Primo discorso ufficiale di Berlusconi alla Camera ...
 
Il primo governo Veltrusconi si è insediato. Ha raddoppiato i ministri. Ogni ministro ha “anche” un reggicoda ombra. Topo Gigio ha parlato come Cicchitto. Testa d’Asfalto gli ha offerto la tessera P2 nuovo millennio con bancomat incorporato. Kriptonite Di Pietro ha imitato Giacomo Matteotti. I pidini non lo hanno applaudito. Si erano consumati le mani per sostenere lo psiconano. Sono opposizione, ma “anche” governo. Un’opposizione di governo. Insieme se pò fà. La Forleo si può mettere sotto inchiesta e far trasferire da Milano. Travaglio si può processare e cacciare dalla RAI. Anno Zero si può chiudere. La Finocchiaro può difendere Schifani. Se pò fà. La separazione delle carriere di pubblici ministeri e giudici. La dipendenza dei giudici dal Governo per legge. Se pò fà. Cambiare la Costituzione. Mettere il bavaglio all’informazione. Pagare miliardi di euro di multa per Rete 4. Proibire la pubblicazione delle intercettazioni. Se pò fà. Finalmente se pò fà. La raccolta delle firme per i tre referendum per una libera informazione in un libero Stato continua. Le firme saranno consegnate a luglio alla Corte di Cassazione. Beppe Grillo proporrà la disdetta nazionale del canone RAI entro poche settimane. Beppe Grillo lancerà presto una campagna per la diffusione dei blogger. Tutti siamo giornalisti. La verità è un diritto, dire la verità è un dovere sociale. In Rete siamo tutti portatori sani di verità. Loro non molleranno mai, noi neppure.

Atti del processo sul caso Schifani

La deposizione del 18 ottobre 2004 di Schifani al processo ... e Travaglio viene attaccato per aver detto la verità!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Che conoscesse Nino Mandalà, il presidente del Senato Renato Schifani lo ha ammesso il 18 ottobre 2004 davanti ai giudici della Terza sezione penale del Tribunale di Palermo. In quella sede ha riconosciuto di aver avuto rapporti di affari con il suddetto Mandalà nella società «Sicula brokers». Nino Mandalà è ritenuto il capomafia del mandamento di Villabate, comune dove il presidente Schifani, all'epoca avvocato senza cariche parlamentari, ebbe anche un delicatissimo incarico di consulente per le questioni urbanistiche.

Nino Mandalà e suo figlio Nicola sono i personaggi che hanno favorito la latitanza di Bernardo Provenzano, organizzando il viaggio del boss in un clinica di Marsiglia per curarsi. Nel processo sulla mafia di Villabate un ruolo centrale è rivestito dalle dichiarazioni di Giuseppe Campanella, ex impiegato di banca, consulente dell'amministrazione comunale e galoppino politico ad ampio raggio. È stato nell'Udeur di Mastella, ha avuto rapporti con Forza Italia e con Totò Cuffaro, fino a stabilire solidi legami con i Mandalà. Ma veniamo alla deposizione del Presidente Schifani. Che ammette di aver avuto un ruolo nella società della quale Mandalà era amministratore delegato. «Io ebbi, facendo parte dello studio La Loggia (Giuseppe, avvocato, padre dell'onorevole di Fi Enrico, ndr)...il vecchio la Loggia mi chiese se volevo far parte simbolicamente di questa struttura, sottoscrissi il 3% e dopo un anno e mezzo lo dismisi. E quindi, se pur formalmente alla costituzione feci parte del consiglio di amministrazione, cedute le quote cessai perché non avevo nessun interesse alla società». Quando il pm domanda al senatore Schifani se conosceva Mandalà la risposta è affermativa. «Nella costituzione venne indicato questo Mandalà che io non conoscevo prima, come amministratore...Poi esco dallo studio, lo perdo di vista completamente...Mandalà poi l'ho rincontrato in occasione della politica». Conoscenza che il pm vuole approfondire, ed a questo punto si passa al discorso sulla consulenza che l'allora avvocato Schifani fornisce al comune di Villabate in materia di urbanistica. Circostanza che Schifani ammette, «Il rapporto è stato nel 1995. Nei primi mesi era una consulenza gratuita e finalmente poi vi è stata la copertura e sono stato retribuito secondo le tariffe previste dalla legge regionale». In quell'epoca, chiede il pm, «lei ebbe modo di rivedere Mandalà?». «Sì, ma l'ho incontrato credo una volta, ma non in Comune, a Villabate ma per caso...». Sui rapporti con Mandalà, successivi alla comune presenza nella «Sicula brokers», è l'avvocato Restivo a porre altre domande: «Le risulta se Mandalà aveva un ruolo all'interno del partito, del movimento Forza Italia?». Schifani, visibilmente contrariato, replica che lui ha «già risposto a domanda specifica del pm». L'avvocato insiste e il senatore, finalmente, offre la sua versione. «A livello istituzionale non vi era nessuna responsabilità, all'interno del partito sì, credo che facesse parte di un organismo provinciale, venuto fuori dalla celebrazione di un congresso. Credo che fosse il coordinamento provinciale, il consiglio provinciale, non ricordo bene l'espressione, comunque era l'organismo consultivo e non decisionale del partito». L'avvocato insiste: «Quindi faceva parte del movimento Forza Italia?». Schifani ammette, ma si spazientisce ancora quando il legale chiede se quella di Mandalà fosse una «partecipazione elettiva sia pure da parte degli iscritti di Forza Italia». «Ho chiarito - dice il senatore - che era stato eletto all'interno di un congresso che si era tenuto a livello provinciale nel nostro partito».

La deposizione finisce qui. In sintesi: l'attuale presidente del Senato ammette di aver fatto parte negli anni 1978-1979 di una società al cui vertice c'era Antonino Mandalà, che solo dopo anni si scoprirà essere un potente boss della mafia di Villabate legato a doppia mandata agli interessi di Bernardo Provenzano. Di quella società facevano parte l'onorevole Enrico La Loggia, Giuseppe Lombardo (che tra le sue molteplici attività rivestiva anche quella di amministratore di alcune società degli esattori Ignazio e Nino Salvo, nel 1987 condannati per mafia), e l'ingegner Benny D'Agostino (condannato due volte per associazione mafiosa e vicinissimo al boss Michele Greco, il Papa). Anche la consulenza sulla delicata materia urbanistica al Comune di Villabate è ammessa dal presidente Schifani («perché il mio ruolo era riconosciutamente scientifico...»). Il pentito Campanella, invece, parla di affari e in una sua deposizione dice che «il prg di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato con La Loggia...Schifani avrebbe cooordinato con il progettista di fiducia tutte le richieste che Mandalà avesse voluto inserire in materia urbanistica». La gola profonda riferisce anche di tangenti, sia l'onorevole La Loggia che il senatore Schifani hanno deciso di querelare Campanella. Pentiti a parte, si tratta di dichiarazioni pubbliche, di documenti facilmente consultabili che ieri sera Radio Radicale ha messo in onda in uno «Speciale giustizia». Insomma, non è Travaglio da Fazio, ma il racconto di una storia fatta di frequentazioni molto imbarazzanti è lo stesso.

Grillo e Dario Fo difendono Travaglio

 

Il caso Travaglio-Fazio ha scatenato anche la reazione di Beppe Grillo, il comico genovese che da tempo ha lanciato una campagna contro la politica e l'informazione italiana. Grillo critica fortemente tutti coloro che si sono indignati per le parole che Travaglio ha usato nei confronti del presidente del Senato Renato Schifani: "Travaglio ha avuto il torto di fare le dichiarazioni in televisione. Milioni di italiani che non leggono i libri lo hanno potuto ascoltare. Il problema è nel media, non nel messaggio. "Rai-set" è cosa loro". Secondo lo show-man in realtà le cose dette da Travaglio erano già riportate nel libro scritto dal giornalista, ma nessuno ha chiesto il suo ritiro.
Travaglio viene difeso anche da Dario Fo: "Questo schizzare di indignati prelude a un'azione questa volta sì preconfezionata e terribile. Bipartisan. Finalmente destra e sinistra si ritrovano coinvolte dentro a una medesima cultura: quella dell'insofferenza verso la satira e la denuncia di ogni illecito. I commenti tratti da un libro scritto da Marco insieme a Peter Gomez ed edito un mese fa - prosegue il Nobel - hanno sdegnato ed anche sconvolto gli inquilini dello stagno. Perfino alcuni pesci rossi, in verità un po’ sbiaditi, sono letteralmente guizzati fuori dall'acqua in una danza d'indignazione". Poi conclude: " Ma attenti: Schifani non s'è gettato furente insieme ai suoi numerosi sostenitori contro il libro di prevedibile enorme tiratura, ma contro le parole dette attraverso un mezzo - la televisione - che normalmente si occupa di giochi per famiglie, concorsi fra giovani disposti a esibire cosce e glutei, telegiornali disinformanti, vacui e noiosi. Sta qui lo scandalo. In quella stessa acqua incolore, le pietre scagliate hanno prodotto un'eco insopportabile".GIUSTAMENTE Grillo e Dario Fo difendono Travaglio per quanto ha detto su Schifani ...

... è cominciata la censura!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Attenzione, presto ci ritroveremo in un vero e proprio regime, una dittatura, fatta non più da un solo uomo, ma da tanti, dalla casta!
 
 
 
 
May 12

Libertà di informazione ... eccola!

Stanno cercando in tutti i modi di cacciare fuori dalla tv le poche persone che dicono la verità ... non gli basta un'informazione controllata in questo modo (che plagia la gente), vogliono prorio un'informazione di regime (non vogliono alcun contraddittorio, vogliono continuare a dire palle e a rubare senza che nessuno li attacchi, anzi vogliono essere acclamati come eroi)
 
io mi chiedo?!:
MA COME, UN GIORNALISTA (Cronista giudiziario) CHE DICE COSE VERE (documentate) VIENE ATTACCATO PERCHE' "Usa il mezzo pubblico per diffamare un'alta carica dello Stato senza contraddittorio", e BERLUSCONI OGNI VOLTA CHE COMPARE IN TV OFFENDE E DIFFAMA LE PERSONE (senza contraddittorio, vedi offese a Di Pietro da Vespa) INVENTANDO PALLE MA NESSUNO GLI DICE NIENTE!
 
PS- Al mio Paese dicesi "Diffamazione" accusa infondata ... per cui la diffamazione è una prerogativa costante di Berlusconi e non è assolutamente una cosa che appartiene a Marco Travaglio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 
 
 
Di Pietro intervenendo sulle accuse rivolte al giornalista Marco Travaglio per le dichiarazioni rese durante la trasmissione "Che tempo che fa" di Fabio Fazio (altro lecchino ridicolo) commenta così l'episodio : "Esprimo solidarietà a Marco Travaglio perché ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti". "Episodi - prosegue Di Pietro - che non possono essere cambiati o taciuti solo perché, da un giorno all'altro, una persona diventa presidente del Senato oppure, e solo per questo, cancellare con un colpo di spugna la sua storia ed il suo passato. Un giornalista – aggiunge - che racconta, citando episodi specifici, non ha bisogno di alcun contraddittorio. Questo, semmai, deve essere fatto dai politici quando si confrontano tra di loro. Il cronista racconta come sono andati i fatti e paradossalmente - conclude sarcasticamente Di Pietro- vorrebbe dire che ogni qualvolta egli scrive o riporta la cronaca di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore".
 
IN OGNI PARTE DEL MONDO E' COSì ... E RIDONO (GIUSTAMENTE) DI NOI!!!
 
 

Disdetta canone RAI

E' VERGOGNOSO ... solo con la disdetta del canone Rai possiamo far parlare di noi e smuovere qualcosa ... dobbiamo fare qualcosa! 
 
"Il presidente Ferrero mi ha intimato dalle pagine della Stampa di non fare comizi, di non dire parolacce e di spiegare il valore della lettura, di limitarmi a parlare solo di libri. Non ho voluto metterlo in imbarazzo con la mia presenza e con qualche ardita espressione come Morfeo. Insulto violento e censurato dall’informazione che lo cita infatti come insulto inaudito. Io non voglio parlare del valore della lettura, ma piuttosto del valore della scrittura. Se ciò che scrivi è spazzatura, ciò che leggi è spazzatura. Elementare. Se ciò che scrivi viene censurato dall’editore, dall’inserzionista pubblicitario, dalla telefonata del politico per continuare a fare il giornalista o lo scrittore l’unica via che ti rimane è l’autocensura.
Il 25 aprile ha dimostrato che l’informazione è controllata, questo è stato il risultato vero, quello più importante. La reazione dei media è stata compatta. Prima il silenzio, poi gli attacchi personali a Beppe Grillo senza entrare nel merito dei tre referendum e sul perché così tante persone sono scese in piazza e hanno firmato. Non è mai successo che si raccogliessero 1.350.000 firme in un giorno nella storia della Repubblica, ma per Riotta, per Mieli, per Fede o per Scalfari è un non fatto. Il 25 aprile non è esistito, esiste solo un delinquente che si chiama Beppe Grillo, peggio di Mussolini, di Andreotti, di Testa d’Asfalto. Un assassino multimilionario che fa pagare chi partecipa ai suoi V day. Si mette in discussione la validità delle firme e non si citano neppure i contenuti dei referendum. Le richieste per i referendum sono state depositate alla Corte di Cassazione, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. I miei legali e i loro consulenti non hanno dubbi sulla loro validità. E’ il vecchio metodo fascista di colpire chi denuncia sul piano personale e di non parlare mai delle denunce.
Il 25 aprile tra qualche anno sarà ricordato come l’inizio della fine dell’informazione di regime, controllata da partiti, Confindustria, banche. L’informazione si sta spostando in Rete, tutti siamo giornalisti, tutti siamo editori, tutti siamo registi. E’ solo una questione di tempo. In Rete chi mente è perduto, le vecchie regole dell’informazione non valgono più.
Nei prossimi anni assisteremo a uno scontro diretto, a una escalation tra i vecchi media e la Rete, tra la politica e la Rete. Ma sono già sconfitti, questo mi rende felice e mi fa sentire in pace.
A luglio consegnerò le firme per i referendum, ma prima lancerò un referendum operativo. Un referendum operativo si differenzia da quello legislativo perchè è di immediata esecuzione. Il cittadino fa da sé. Proporrò la disdetta del canone alla RAI con le istruzioni, i partecipanti, i risultati in tempo reale. La RAI se la paghino i politici, l’informazione televisiva è roba loro, i Riotta, i Mazza e i Saccà sono roba loro, il consiglio di amministrazione è roba loro, la pubblicità è roba loro. Petruccioli in Confalonieri è roba loro. Per far chiudere questa RAI non è necessario cambiare le leggi, è sufficiente non pagare più il pizzo. Un solo canale, senza pubblicità, senza interferenze politiche, al servizio dell’informazione e dei cittadini. Un canale pubblico con un direttore come Marco Travaglio, per fare un esempio. Un canale di cultura, inchiesta. Questo è quello che vorrei, non culi, tette, calcio e politici in prima, seconda e terza serata.
Il controllo dell’informazione ha cambiato il Paese in peggio, una libera informazione può darci un nuovo Rinascimento. Loro non molleranno mai, noi neppure!"
 
Beppe Grillo
May 10

Scende in campo la Squadr/Governo di Berlusconi : la AC Mafiopoli

LA SQUADRA (Telefilm a puntate che racconta e presenta, uno per uno, la squadra del governo Berlusconi, squadra che permetterà all'Italia di Rialzarsi
Puntata 2        Comunicazioni e Giustizia due punte di diamante: sottosegretario Paolo Romani e ministro della Giustizia Angelo Alfano ...
... ve li presentiamo
 
Bel governo, non c'è che dire. «Ben equilibrato, con punte di eccellenza», come dice Franco Debenedetti (che ieri avevamo dimenticato fra i «dipendenti di sinistra» e si è subito fatto notare). A parte la Brambilla alla Salute e la Carfagna alle Pari Opportunità, eccellenze massime, non sono affatto male nemmeno i responsabili della Giustizia e delle Comunicazioni. Due calchi in gesso del Cainano. Che è disposto a transigere su tutto, ma in quei due dicasteri lì comanda lui fin da prima di scendere in campo. Alle Comunicazioni, degradate a sottosegretariato, va un famiglio di stretta osservanza arcoriana: il biondocrinito Paolo Romani, ex liberale molto ex, azzurro della prima ora, coordinatore forzista in Lombardia, da sempre lì a far la guardia al bidone delle tv del Capo: prima presidente della commissione Comunicazioni, poi membro della Vigilanza Rai, sempre plaudente a ogni censura ed epurazione bulgara e postbulgara (nel 2003 si oppose fieramente alla nomina di un indipendente di prestigio come Paolo Mieli alla presidenza della Rai). Lui, del resto, la tv ce l'ha nel sangue. A metà anni 70 fonda, con Marco Taradash, Tele Livorno. Poi affianca Nichi Grauso a Videolina. Negli anni 80 lavora con Alberto Peruzzo a ReteA e con Salvatore Ligresti a Telelombardia. Poi si mette in proprio con Lombardia7Tv, segnalandosi per programmi indimenticabili come «Colpo grosso» con Umberto Smaila e «Vizi privati», una rassegna di strip caserecci condotti da Maurizia Paradiso. Con la quale, poi, litiga furiosamente e - dice la leggenda -viene addirittura alle mani. Il passo da Maurizia a Silvio è breve. E nel '94 Romani entra in Parlamento. Deputato. Nel 1999 Lombardia7 fallisce, lasciando debiti per oltre 12 miliardi di lire. E lui, che formalmente ha venduto tutto nel '96, viene indagato a Monza per bancarotta fraudolenta e false fatture. Ma poi è prosciolto. I giudici tornano a occuparsi di lui nel 2005, quando scoprono che è uno dei politici beneficiari di lauti finanziamenti dalla Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani. Un fido con fideiussione per 400 mila euro: più o meno quel che deve pagare come risarcimento al curatore fallimentare di Lombardia7. Nessuna conseguenza penale nemmeno lì, comunque. Ora Paolino dovrà fronteggiare gli assalti a Mediaset delle toghe rosse della Corte di giustizia europea di Lussemburgo e quei comunisti della commissione Barroso che vogliono multare l'Italia per la Gasparri e le frequenze negate a Europa7. Scaramucce, per un soldatino del suo calibro.
 
Alla Giustizia invece, come previsto, va Angiolino Alfano. Pare che il Quirinale avesse obiettato sulla sua inesperienza. Ma è proprio questo il suo bello: è totalmente digiuno della materia, come del resto Roberto Castelli. Tanto, al governo, di esperti in fatto di processi e tribunali ce ne sono fin troppi. Due ministri pregiudicati (Bossi e Maroni) e tre imputati (Fitto, Matteoli e Calderoli), più naturalmente Berlusconi, cioè 6 su 22 (il 27%), sono più che sufficienti. Casomai avesse dei dubbi, comunque, Angiolino potrà consultarsi con gli avvocati del premier, che questa volta ne ha portati in Parlamento tre su tre - Ghedini, Pecorella e Longo - per evitare che uno avesse del tempo libero per andare ai processi al posto degli altri due. A che serviva un Guardasigilli esperto, visto che non potrà nemmeno andare alla toilette senza il permesso del Capo e dei suoi legali? Angiolino è l'ideale: già segretario particolare del Cainano, di cui si proclama perdutamente «innamorato», viene dalla Sicilia, è un fedelissimo di Schifani, è vicino a Cl, ha difeso il Cainano e Dell’Utri perseguitati dalle toghe rosse e l'estate scorsa votò contro le dimissioni di Previti dal Parlamento, per far capire che si può essere più previtiani di Cesarone. Un giorno – scrive la Stampa - commissionò ai giornali locali un sondaggio da cui risultò che il 70% dei siciliani moriva dalla voglia di andare a cena con lui. Anche quelli che non l'avevano mai sentito nominare. Infine, last but not least, è stato filmato mentre baciava il boss mafioso di Palma di Montechiaro, Croce Napoli, al matrimonio della figlia. Ma lui naturalmente ha precisato di non sapere chi stesse baciando e di essere stato invitato dallo sposo. Lui bacia a caso, come capita, 'ndo cojo cojo. È un piccolo Vasa Vasa, ecco. Un Vasino Vasino.

l'Innamoramento come atto di umiltà

Questa sera abbiamo avuto un bellissimo incontro di formazione con Don Marcello De Maio il quale ci ha dato numerosi spunti riflessione. L'incontro  di questa sera verteva  sullo Spirito Santo (in preparazione alla Pentecoste) ...

... di tutte le cose belle e interessanti che Don Marcello ci ha proposto (come sempre), quella che particolarmente mi ha colpito è stato il rapporto tra innamoramento e umiltà, e quì sotto ho messo alcune righe (non mie) che spiegano in maniera precisa e profonda questo rapporto ...


"L'umiltà è stata inventata da Dio per entrare in rapporto con noi e con gli altri. L'innamoramento di un'altra persona è il più radicale atto di umiltà che si possa immaginare. Significa andare da un altro e dirgli: io non mi basto, io non sono sufficiente a me stesso; ho bisogno del tuo essere. Se non riesco ad affermare questo resterò solo. É come stendere la mano e chiedere in elemosina a un'altra creatura un po' del suo essere. Ripeto: è l'atto di umiltà più radicale. Dio ha creato l'uomo bisognoso, mendicante; ha inscritto l'umiltà nella sua stessa carne. Ne ha fatto, fin dall'origine, un essere in movimento, in ricerca dell'altro, 'insoddisfatto'  di se stesso. Nel caso contrario non vi sarebbero relazioni, se non funzionali, e l’uomo sarebbe tremendamente solo. La mancanza di umiltà è una condanna alla solitudine.

L'umiltà e il perdono sono come il lubrificante che permette, giorno per giorno, di sciogliere ogni principio di ruggine, di abbattere i piccoli muri di incomprensione e di risentimento, prima che diventino grandi muri che non si possono più abbattere. Bisogna vigilare che non si instauri tra di noi la logica della ripicca, della rivincita... Non bisogna dare ascolto alla voce che grida dentro: Perché devo essere sempre io a cedere, a umiliarmi? Cedere non è perdere, ma vincere, vincere il vero nemico dell'amore che è il nostro egoismo, il nostro 'io'. L'amore è povertà, dipendenza, umiltà. Quando l'amante dice all'amato: Tu sei la mia gioia oppure Tu sei tutto per me, afferma la sua povertà: senza di te sono povero di gioia, senza di te sono niente. È l'affermazione del mio niente al di fuori di te. È un'affermazione di dipendenza. Chi più ama, più dipende. Non si può dire al tempo stesso Ti amo e Voglio essere indipendente da te. Questo annulla quello."


May 08

Leggi vergogna

Tralasciando le leggi salva Berlusconi proposte da Craxi e approvate sotto minacce dello stesso ... vi metto per iscritto tutte le leggi ke hanno fatto scalpore in Italia e all'estero (respinte dal Presidente della Repubblica e dall'UE in quanto anticostituzionali, ma poi riproposte e approvate per forza di cose) ma di cui non si parla più nelle televisioni e sui giornali, ma ke hanno reso l'italia una falsa democrazia .... leggete e rendetevi conto ...
 
 
 
 
 
 

5 aprile 2001, Silvio Berlusconi annuncia (minaccia) : “Riscriverò i Codici. Se ne sono occupati Napoleone, Giustiniano... Noi siamo piccolissimi, ma ci proveremo”.
Ecco il “Codice Berlusconi”.Leggi approvate, con rapidità mai vista,ke hanno messo in ginokkio la giustizia italiana, mettendo in discussione la democrazia  :

Informazione
23 luglio 2003 il Senato approva la legge Gasparri sulla rai-tv, non firmata dal presidente Ciampi a norma dell’articolo 74 della Costituzione, ritoccata dal Parlamento in modo non sostanziale, rimandata al Quirinale e obbligatoriamente promulgata. La proroga per le trasmissioni in analogico di Rete4 è già un primo risultato clamoroso della “riforma dell’emittenza”, ma c’è anche l’abolizione delle norme che vietano incroci e limiti della proprietà tra tv e carta stampata e un paniere che amplia le potenzialità pubblicitarie.

Giustizia
Il falso in bilancio, legge approvata nei primi cento giorni del governo Berlusconi depenalizza di fatto il reato di falso in bilancio, trasformato da “reato di pericolo” (che protegge interessi diffusi) a “reato di danno” (che protegge chi ha ricevuto un danno economico). Secondo la nuova legge, nel caso di società non quotate in Borsa il falso in bilancio può essere perseguito soltanto in seguito a querela di parte: querela assolutamente improbabile, poiché di norma i soci, che avrebbero titolo a querelare, sono coloro che traggono benefici dal reato. Piercamillo Davigo: “Sarebbe come pretendere che il furto divenga perseguibile a querela del ladro”. Il 5 maggio 2005 la Ue ha bocciato il ricorso dei giudici milanesi. Nel 2004 la Corte costituzionale s’era già pronunciata a favore della legge. Oltre ad allontanare investitori esteri, allarmati da uno Stato lassista, si sono disinnescate le indagini sul caso All Iberian.

Le rogatorie internazionali
Legge approvata a tambur battente nel 2001 e inapplicata nella pratica giudiziaria perché è prevalente il diritto internazionale. Disciplina le rogatorie internazionali e ratifica la convenzione di cooperazione giudiziaria tra Italia e Svizzera. Nel passaggio al Senato la legge ha subito due modifiche piuttosto particolari: si può applicare ai processi in corso e annulla le rogatorie macchiate da vizi formali. Così sono divenute inutilizzabile le imbarazzanti dichiarazioni sui movimenti nei conti correnti esteri di Previti, di Squillante e del responsabile di Mediaset).

Il lodo Schifani la legge blocca processi per le cinque più alte cariche dello Stato viene approvata a giugno del 2001. La Corte Costituzionale l’ha giudicato incompatibile con la nostra Costituzione (soprattutto con l’art.3) ma è bastata qualche piccola modifica e la legge è stata varata.

La legge Cirami-Carrara sul legittimo sospetto, è legge dal novembre del 2002, ritenuta senza effetti dalla Corte di Cassazione. Il legittimo sospetto è essenzialmente il dubbio che il tribunale chiamato a giudicare non sia imparziale. Il giudice può essere ricusato se ha espresso pubblicamente un orientamento sul processo oppure se ha rapporti con l’imputato. Se la Cassazione riconosce che il giudice non garantisce imparzialità, trasferisce il processo in un’altra città, dove ricomincerà da zero. L’effetto è bloccare, errando di città in città, le conclusioni del processo, in attesa della prescrizione.

La legge sull’ordinamento giudiziario (non firmata da Ciampi per motivi di palese incostituzionalità e rimandata il 16 dicembre 2004 al Parlamento) approvata dal senato il 29 giugno 2005. Prevede tra l’altro:
1) Divisione delle funzioni dei magistrati. Diventerebbe più difficile passare dalla funzione inquirente a quella giudicante e viceversa.
2) Alla Corte di cassazione verrebbe concesso un ruolo di vertice dell’organizzazione giudiziaria, con attribuzioni erose anche al Csm. Una scelta che tradisce lo spirito della nostra Carta costituzionale, la quale alla Cassazione riserva un ruolo di controllo delle sentenze, non anche dei giudici che le hanno emesse.
3) Potenziato il ruolo dei Consigli giudiziari, organi decentrati in cui sarebbero rappresentati anche gli avvocati e gli enti locali interessati alla gestione dei servizi dell’amministrazione giudiziaria. Ma così i membri «laici» (cioè non magistrati) parteciperebbero a delibere relative anche allo status dei magistrati, in contrasto con la Costituzione che garantisce l’autonomia delle toghe, soggette soltanto alla legge.

La legge salva-Previti, ex Cirielli. Il senatore Previti è stato condannato a undici anni per la vicenda Imi-Sir e a cinque anni per la Sme (corruzione); la legge è stata approvata il 16 dicembre 2004 dalla Camera. Di fatto, dimezza i termini di prescrizione e libera l’avvocato e deputato di Forza Italia dal rischio di veder confermare in appello le sue condanne a 16 anni per tre corruzioni giudiziarie (casi Imi-Sir, Lodo Mondadori e Squillante). La legge però ha l’effetto di spazzare via moltissimi altri processi in attesa di sentenza definitiva. Tra questi, la maggior parte dei dibattimenti per omicidi colposi e lesioni anche gravi, quelli contro truffatori, ladri e in generale tutti coloro che hanno commesso reati puniti con una pena massima non superiore a cinque anni. L’effetto economico è che le vittime o i loro parenti non potranno ottenere il risarcimento dei danni come parti civili.

Meno soldi alla giustizia: il ministero della Giustizia ha ridotto i fondi a disposizione delle Corti d’appello per la gestione ordinaria. L’effetto è stato di rendere più difficile il lavoro nei palazzi di Giustizia italiani. Al Csm che faceva presente la situazione al ministro, Roberto Castelli spiegava che i tagli delle spese per la giustizia sono necessari per mantenere gli impegni elettorali della maggioranza e poter ridurre la pressione fiscale, come promesso da Berlusconi nel suo «patto con gli elettori».

Legge Pittelli: 45 articoli presentati dall’avvocato Giancarlo Pittelli, di Forza Italia, unificano e organizzano le proposte di una ventina di parlamentari di diverse forze politiche (tra cui Anedda, Pecorella, Mormino, Cola, Soda, Fragalà), proponendo una nutrita serie di modifiche al codice di procedura penale e al codice penale, “in attuazione dei principi del giusto processo”. Ecco le modifiche più rilevanti.
1) L’avviso di garanzia dovrà essere inviato immediatamente all’apertura delle indagini. Alla persona iscritta sul registro degli indagati dovrà essere subito comunicata non solo l’iscrizione, ma anche i suoi motivi, con “l’indicazione delle norme di legge che si assumono violate”. Un mafioso o un pedofilo, per esempio, dovrebbero essere subito avvertiti che si sta aprendo un’inchiesta su di loro, così potrebbero interrompere ogni contatto e ogni attività, rendendo vane le indagini.
2) Diventano più ampi e numerosi i casi in cui scattano incompatibilità, astensione e ricusazione di un giudice. Potrà essere ricusato per esempio “se ha man